Torna  dicembre, torna Natale e, per noi siciliani,torna S.Lucia con le tradizioni ad essa legate. Il piatto gastronomico legato tradizionalmente alla Santa è la “cuccia”.

Locandina copia

Si tratta di cucina poverissima, visto che gli unici ingredienti sono il frumento e i ceci.

Una tradizione antica quella della cuccia che, però, negli ultimi decenni è andata sempre più in disuso al punto di essere pressocchè sconosciuta alle nuovissime generazioni.

Per salvaguardare questa tradizione l’anno scorso abbiamo realizzato la prima Sagra della Cuccia e, contestualmente, un mercatino di Natale per rendere ancora più interessante l’evento.

Il successo della prima edizione ci ha indotti a riproporla con un programma ancora più ricco, contenuto nella locandina che promuove l’evento.

Il Santo patrono: San Vincenzo Ferreri

Conoscerne la vita per venerarlo meglio

san Vincenzo 

La Pro Loco, in occasione della festività del Patrono, intende sottolineare la vita e le gesta  del Santo per evidenziarne l’importante ruolo avuto all’interno della Chiesa. Allo stesso tempo   promuovendo la storia del Patrono, potremmo meglio conoscere le nostre radici. Vincenzo Ferreri nacque a Valenza, in Spagna, il 5 aprile 1350, da don Guglielmo e da donna Costanza Miguel. A diciotto anni fece la sua scelta di entrare come novizio nel convento dei Domenicani nel quale, in solitudine, si dedicò allo studio e alla preghiera, proponendosi come supremo esemplare la vita e l’insegnamento di San Domenico. Fatta la professione, dopo l’anno di noviziato, fu inviato a Lerida e a Barcellona per completare lo studio delle Sacre Scritture e delle lingue ebraica e araba. Scrisse un trattato di filosofia e, già a quel tempo, veviva annoverato fra i più dotto teologi e filosofi della città. A 24 anni, da diacono, cominciò la sua predicazione e fu inviato a Tolosa e a Parigi; ordinato sacerdote, intorno al 1378, iniziò il suo cammino ed immense folle lo seguivano, affascinate dalla sua dottrina e dalla sua eloquenza. Un grande ruolo egli svolse nella risoluzione dello scisma di occidente che vide contendersi il soglio di San Pietro  tra il papa di Roma e il papa di Avignone. Ma i gravi problemi che il Santo era costretto ad affrontare lo fecero ammalare e ridurre in fin di vita, durante l’agonia gli apparve Gesù Cristo, accompagnato da una moltitudine di angeli e da San Domenico e San Francesco che gli annunciò il ritorno della buona salute.  Ottenuto la guarigione riprese la sua predicazione peregrinando da un punto all’altro dell’Europa dando prova in ogni luogo delle sue capacità di operare prodigi e conversioni. Concluse la sua vita a Vannes dove morì il 5 aprile 1419. Casteltermini fu posta sotto la protezione di San Vincenzo dal suo fondatore, il Principe Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, discendente dallo stesso nobile casato, e già nel 1655 vi fu istituita la confraternita di san Vincenzo Ferreri. Al Santo sono dedicate una piccola cappella posta sulla rocca più alta del paese, Lu Cravaniu, e la Chiesa Madre nella quale sii trova la cappella dedicata al Santo con una mirabile statua.

 

Tradizioni Popolari

 

La Festa di San Giuseppe

La  tradizione della festa di San Giuseppe a Casteltermini ha origini molto antiche. Essa consiste nel voto fatto da parte di alcune famiglie, che per grazia ricevuta dal Santo, imbandiscono il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo, nella loro casa un altare pieno di cibo caratteristico come frutta, pane avente la forma della Trinità o del bastone di San Giuseppe,  dolci tipici come “la pignolata” e le “Spinci”, fritture di verdure e tante altre delizie. Al centro dell’altare viene posta la statua o un quadro del Santo. La  famiglia che ha fatto il voto poi,  offre tutto questo cibo ai “vicchiariddi” cioè a delle famiglie e persone bisognose , invitandole a mangiare a casa loro. Caratteristico della festa di San Giuseppe è il rosario cantato in dialetto siciliano che si canta durante la novena che precede il giorno della festa.

La  Settimana Santa e festa di Pasqua

La  settimana Santa inizia con la Domenica delle Palme. Il Giovedì Santo i fedeli in tutte le chiese preparano i “Sepolcri”, ponendo fiori e piatti colmi di germogli di grano color giallo pallido che simbolicamente presentano al Signore in atto di omaggio, affinché i contadini ricevano la benedizione e ricavino un buon raccolto. Nel primo pomeriggio del Venerdì, viene condotto per le strade del paese Gesù Nazareno. Lungo il percorso che porta nella piazza principale, viene rievocata la Via Crucis. Successivamente le statue della M a d o n n a Addolorata,              Maria Maddalena, la Veronica e San Giovanni Apostolo, in processione con le confraternite, si dirigono verso la chiesa del Calvario dove viene rievocata la crocifissione di Gesù Cristo, con sentita e commossa partecipazione di tutti i presenti. Nella tarda serata Gesù viene deposto dalla Croce e adagiato nell’Urna, e con gli altri simulacri viene portato in processione.

La Domenica di Pasqua si può assistere a “Lu‘ncuntru” fra Cristo Risorto e la Madonna. Questo avviene sotto gli Archi adornati da ramoscelli di alloro, rosmarino e ulivo, da cui pendo n o l e “ c u d d u r e ” , forme di pane rivestite di zucchero fuso e “diavulicchi”, circondate da tante arance che creano un grande effetto cromatico.

Gli Archi di Pasqua

Gli Archi di Pasqua, sei o sette, distribuiti in prossimità di altrettante chiese, sono realizzati in strutture di legno che prevedono soltanto un rivestimento vegetale con rami di alloro, rosmarino e ulivo. Nella parte superiore si appendono ciambelle di pane, chiamate “cuddure”, che si distribuiscono ai fedeli dopo il giro degli “Incontri”, e relativi inchini del Cristo e della Madonna sotto ciascun arco. Gli Archi, che ricordano riti propiziatori pagani delle feste di primavera, esprimono in forme trionfali la vittoria della vita sulla morte. Subito dopo l’ultimo “Incontro” si odono in lontananza i suoni dei tamburi che scandiscono i ritmi della Festa della Santa Croce. Iniziano così i preparativi per la Sagra del Tataratà, aspetto folcloristico che coesiste da sempre con quello religioso della festa dedicata al simbolo cristiano più importante: La Croce.

San Vincenzo

San Vincenzo è il patrono di Casteltermini e ha uno stretto legame familiare con il fondatore del nostro paese: il barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, che lo scelse come protettore di Casteltermini.  Si festeggia  liturgicamente  il 5 aprile, data di fondazione del paese, giorno in cui viene concelebrata una Santa Messa da tutti i sacerdoti locali insieme  alle autorità civili e militari. I festeggiamenti esterni, invece, si svolgono nel mese di agosto, intorno alla prima domenica. Nell’occasione vengono organizzate delle manifestazioni collaterali in onore del santo.

San Calogero

I festeggiamenti in onore di San Calogero Eremita si svolgono a Casteltermini (AG) la quarta domenica di agosto di ogni anno, già un mese prima il tradizionale rullio di tamburi annuncia la preparazione alla festa e l’inizio del mese in onore del santo, durante il quale si svolgono in Chiesa Madre ogni giorno celebrazioni liturgiche e viene recitato il tradizionale Rosario di San Calogero. Il forte sentimento religioso ed il fervore della tradizione popolare portano i fedeli a recarsi in pellegrinaggio, recitando il Rosario di San Calogero, a piedi scalzi all’altare dedicato a San Calogero che si trova nella Chiesa Madre, per ringraziare il Santo per la grazia ricevuta. Il Parroco, inoltre, durante il mese impartisce la benedizione a particolari forme di pane, recate in Chiesa dai fedeli, che raffigurano le parti del corpo beneficiati dal Santo o delle quali si chiede il miracolo; altre forme tipiche di pane che vengono benedette raffigurano un bambino: il cosiddetto “picciliddru”. Molte sono le manifestazioni collaterali socio-ricreative che il comitato organizza tra tutte la   “sagra della pasta di san Calogero”.  La prima edizione della sagra della Pasta venne effettuata nel 1995 ed è stata voluta dal comitato per valorizzare la tradizione che vuole che, durante il pellegrinaggio della domenica, al passaggio del simulacro del Santo, i fedeli preparano questo tipo di pasta (spaghetti col sugo di melanzane) che, dopo essere stata benedetta, la distribuiscono alle persone che in devoto pellegrinaggio accompagnano la statua del Santo per le vie del paese fino al sagrato della Chiesa Madre, dove, con la benedizione, la distribuzione dell’uva che è stata raccolta durante il pellegrinaggio si concludono i solenni festeggiamenti in onore di San Calogero Eremita a Casteltermini.

 

L’ Immacolata

La  devozione dei Castelterminesi per L’immacolata Concezione è forte al punto che i festeggiamenti in Suo onore iniziano ben 12 giorni prima.  Infatti la Dodicina che precede l’8 dicembre si svolge in Chiesa Madre con la recita dello Stellario alla Madonna e con canti ad essa dedicati. Poi a partire dal 1° dicembre inizia il giro della piccola statua dell’Immacolata per tutti i quartieri del paese dove ad attenderla ci sono dei falò chiamati comunemente “Pagliara” anticamente utilizzati per illuminare la strada al passaggio della Madonna e oggi invece si continuano a fare per tradizione. Già dalla fine di novembre molti ragazzi presi dall’entusiasmo iniziano a raccogliere rami e legna di qualsiasi tipo per riuscire a fare al meglio i falò, superandosi in grandezza e anche bellezza. Alcuni aggiungono  il cosiddetto ”Pupu di Cirasedda ” posto sopra il falò. Anticamente questi falò si ricoprivano di paglia (pagliara appunto) per facilitarne l’accensione, oggi invece vengono utilizzati rami di ulivo cosparsi di combustibili per facilitarne l’accensione scatenando un forte boato e l’applauso dei presenti e dei numerosi devoti che come un fiume portano  la statuetta della Madonnina per le vie della città ogni sera dopo la novena. Giorno 8 poi, il comitato, la sera stessa del rientro della statua dell’Immacolata in chiesa, offre una degustazione a base di Sfinge alla comunità, come da tradizione, e alla fine accenderà l’ultimo falò in piazza duomo, per chiudere i festeggiamenti.

 

 

 

 

PIATTI TIPICI

 

“ U Zitu cu u sucu” (bucatini con sugo di carne di maiale)

“ Pignulata”

“Spinci”

“Cuddura”

“Pasta di San Calò” (spaghetti al sugo di melanzane e basilico spolverati con formaggio primo sale)

 “Pasta del Tataratà” ( ditalini con fave, piselli e carciofi fritti grattugiati con ricotta salata)

“Cuddureddi”

“Cubaita”  Dolce tipico del Tataratà (torrone con mandorle e pistacchi)

Fritelle di finocchietti selvatici

Cardi panati

Frittata di asparagi

Frittata di fave

 

 

 

La leggenda della Croce

Casteltermini

Sorge nell’Alta Valle del Platani; il territorio è ubicato precisamente nell’area interna della Sicilia e presenta una morfologia tipica dell’alta collina e della montagna con pendenza molto variabile ed altitudini comprese tra i 300 sul livello del mare( Valle del Platani) ed i 782 m sul livello del mare ( Santa Croce).

Fu fondato il 5 Aprile del 1629 ad opera del barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri,, discendente da una nobile famiglia catalana, trasferitasi in Sicilia nel 1209.

Casteltermini è un paese storicamente giovane anche se nel suo territorio, una volta molto più esteso, sono state rinvenute nel tempo, chiarissime tracce, vestigia di insediamenti antichi e reperti archeologici andati perduti.

 

 

 

La leggenda della Croce

Narra un’antica leggenda che, anteriormente alla fondazione di Casteltermini, una vacca, che pascolava nelle vicine terre del Vaccarizzo, si allontanava spesso inosservata e si dirigeva verso Est, nella campagna di Chiuddia mettendosi in ginocchio sempre nello stesso luogo. Dato che il fatto si ripeteva da vari giorni, i pastori e alcuni passanti sorpresi ed incuriositi, scavarono là dove si inginocchiava la vacca e trovarono una grande Croce di legno.

 

Informazioni sulla Croce

 

 

Intorno alla Croce nacque, soprattutto in tempi moderni, un’importantissima quanto agitata questione.

Dei dati sicuri e scientificamente inoppugnabili sono stati forniti dall’egregio Prof. Lo Verde nel suo dotto lavoro: “ La Croce paleocristiana e il Tataratà di Casteltermini”. Dopo lunghi, intelligenti a appassionati studi e ricerche, il Prof. Lo verde ha fatto sottoporre un frammento della Croce all’esame chimico del Carbonio 14, onde datarne con certezza l’età, presso l’Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche di Pisa. Il risultato è stato che il legno, e probabilmente la Croce, era vecchio di ben 1972 anni. Ne conclude, quindi, lo studioso che “Essa è una reliquia di straordinaria importanza storica che Casteltermini, piccolo Paese che solo qualche anno addietro ha festeggiato il 50° anniversario della sua fondazione, si trova a custodire da secoli, senza conoscerne la grandezza e l’importanza.

La seconda conclusione cui il prof. Lo Verde perviene è che tutte le lettere sono state incise sulla Croce dopo il Suo ritrovamento, come confermato da un attento esame paleografico. Alla luce di queste diverse conclusioni il Lo Verde propone una lettura diversa delle nove lettere. Essa è la seguente:

 

P.M.H.L.

S.D.P.C.N.

 

In Anno Domini – V. Ind.

Che interpreta nel seguente modo:

 

“Propria Manu Hoc Lignum

Sacerdos Dominus Paulinus Chiarelli Notavit”

 

E poi:

<<In Anno Domini V Ind. 1667>>

Don Paolino Chiarelli era uno dei 18 sacerdoti che vivevano nel 1667 a Casteltermini dove era venuto proveniente da Sutera.

Scrive il lo Verde che fu lui che “operò la scelta dei versetti e, certamente con l’aiuto di un fabbro, procedette personalmente alla loro incisione a fuoco nel legno”.

Il prof. Lo verde sostiene, quindi, che quella Croce venne costruita dai primi cristiani che abitarono nel territorio di Casteltermini per poterla adorare ed elevandola a simbolo della loro religione e della loro fede. Egli, a tal proposito, infatti, rileva che, “E’ possibile perciò che nelle campagne siano sorti piccoli nuclei cristiani in un microcosmo ormai impossibile a documentarsi ma che talora, per un miracolo, ha potuto lasciare traccia di sé. Uno di questi è sicuramente esistito nel territorio di  Casteltermini dove, a causa della distanza di importanti centri abitati e quindi del relativo isolamento, ha potuto vivere a lungo pressocchè indisturbato, resistendo alle intemperie della storia per un considerevole tempo. Questa comunità cristiana è nata nel I secolo fra poveri contadini e pastori che non abitavano case comode e durature ma grotte e pagliai o certamente ripari effimeri che non hanno lasciato alcuna traccia. Ha lasciato traccia, invece, la loro fede la quale li vedeva riuniti attorno al simbolo della nuova religione: Una Croce, una rustica Croce che avevano costruito adoperando le querce dei loro boschi e che conservavano in qualche luogo riparato  dove si riunivano a pregare”.

E conclude scrivendo: “ Anche la Croce che veneravano quei primi cristiani della terra di Casteltermini, per un miracolo straordinario ma non impossibile, è sopravvissuta a 19 secoli di storia ed ora si trova conservata in una chiesetta a 3 Km. dal paese. Essa è autentica perché, come detto sopra, è datata; e l’altro miracolo è la capacità dell’uomo di leggere quella data scritta con i caratteri grafici da lui inventati ma con quelli indelebili ed assoluti delle leggi naturali.

Essa ci assicura che in una remota campagna dell’interno della Sicilia occidentale, lontana dalla città e dalle grandi vie di comunicazione, fin dal I secolo è esistito un piccolo pugno di uomini che hanno creduto fra i primi in quello sconvolgente mistero che è il cristo, nella Resurrezione e nella Vita Eterna.

 

In ultima analisi ci sembra doveroso potere concludere con la considerazione che, se ineccepibile è il risultato fornito dagli studi del Prof. Lo Verde in ordine alla datazione quasi precisa della Croce, tale dato viene tutto sommato a dare il pregio della certezza ad una ipotesi sempre sostenuta: quella dell’antichissima origine della Croce in legno. E di questo e di tutto il meraviglioso lavoro offertoci con le nuove interpretazioni sul significato delle lettere incise sulla Croce e su ciò che potè essere l’uso della stessa, gliene siamo sinceramente e vivamente grati.

 

La festa di Santa Croce o Sagra del Tataratà

 

Una delle ipotesi più credibili sulle origini della festa di santa Croce, ormai nota come Sagra del Tataratà per l’aspetto più propriamente folkloristico di essa, e che da diversi secoli si celebra nella cittadina di Casteltermini, induce a credere che essa sia  anteriore alla fondazione del paese stesso e che le prime celebrazioni abbiano avuto luogo quando gli abitanti del Casale Vecchio dell’allora Baronia di Chiuddia si recarono in devoto pellegrinaggio all’eremo costruito per custodire una grande croce in legno ritrovata in quel luogo. Elemento fondamentale della festa è il Tataratà, storicizzazione sotto forma di moresca, di un primitivo rito propiziatorio do primavera  che, nato con la Croce, trova giusta collocazione in questa straordinaria Sagra che ogni IV domenica di Maggio ha il potere di coinvolgere tutti gli abitanti della cittadina e di attrarre un gran numero di visitatori, per i quali essa rappresenta un’esperienza non comune, specie per chi riesce a viverla e coglierne tutta la sua ricchezza storico-culturale, folkloristica, umana e sociale che la caratterizza.