Sagra del Tataratà Patrimonio dell’UNESCO

Dal 2010 la Sagra del Tataratà è Patrimonio immateriale dell’Italia riconosciuto dall’UNESCO

 

DAL 2010 l’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) ha scelto la nostra Pro Loco, insieme ad altre 24 tra le 6000 sparse in tutta Italia, per inserirla in un progetto chiamato “Abbraccia l’Italia”, patrocinato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali promosso dall’UNESCO. Lo scopo di tale progetto è quello di tutelare il patrimonio immateriale, vale a dire l’insieme di usi , costumi e tradizioni di un territorio. La Sagra del Tataratà, così ricca di storia, folklore e di aspetti religiosi, presenta tutti i requisiti richiesti dal progetto, collocandosi a pieno titolo tra i patrimoni immateriali da conservare e tramandare. Il  lavoro di raccolta del materiale fotografico, corredato da notizie riguardanti la Festa, m anche le principali bellezze paesaggistiche, artistiche, monumentali, è stato inserito in una guida turistica di diffusione nazionale, pubblicata a gennaio 2011  a cura dell’UNPLI. Materiale video e pubblicazioni vari  sono conservate inoltre nella Bibliomediateca di Civitella d’Agliano (VT).

La leggenda della Croce

Casteltermini

Sorge nell’Alta Valle del Platani; il territorio è ubicato precisamente nell’area interna della Sicilia e presenta una morfologia tipica dell’alta collina e della montagna con pendenza molto variabile ed altitudini comprese tra i 300 sul livello del mare( Valle del Platani) ed i 782 m sul livello del mare ( Santa Croce).

Fu fondato il 5 Aprile del 1629 ad opera del barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri,, discendente da una nobile famiglia catalana, trasferitasi in Sicilia nel 1209.

Casteltermini è un paese storicamente giovane anche se nel suo territorio, una volta molto più esteso, sono state rinvenute nel tempo, chiarissime tracce, vestigia di insediamenti antichi e reperti archeologici andati perduti.

 

 

 

La leggenda della Croce

Narra un’antica leggenda che, anteriormente alla fondazione di Casteltermini, una vacca, che pascolava nelle vicine terre del Vaccarizzo, si allontanava spesso inosservata e si dirigeva verso Est, nella campagna di Chiuddia mettendosi in ginocchio sempre nello stesso luogo. Dato che il fatto si ripeteva da vari giorni, i pastori e alcuni passanti sorpresi ed incuriositi, scavarono là dove si inginocchiava la vacca e trovarono una grande Croce di legno.

 

Informazioni sulla Croce

 

 

Intorno alla Croce nacque, soprattutto in tempi moderni, un’importantissima quanto agitata questione.

Dei dati sicuri e scientificamente inoppugnabili sono stati forniti dall’egregio Prof. Lo Verde nel suo dotto lavoro: “ La Croce paleocristiana e il Tataratà di Casteltermini”. Dopo lunghi, intelligenti a appassionati studi e ricerche, il Prof. Lo verde ha fatto sottoporre un frammento della Croce all’esame chimico del Carbonio 14, onde datarne con certezza l’età, presso l’Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche di Pisa. Il risultato è stato che il legno, e probabilmente la Croce, era vecchio di ben 1972 anni. Ne conclude, quindi, lo studioso che “Essa è una reliquia di straordinaria importanza storica che Casteltermini, piccolo Paese che solo qualche anno addietro ha festeggiato il 50° anniversario della sua fondazione, si trova a custodire da secoli, senza conoscerne la grandezza e l’importanza.

La seconda conclusione cui il prof. Lo Verde perviene è che tutte le lettere sono state incise sulla Croce dopo il Suo ritrovamento, come confermato da un attento esame paleografico. Alla luce di queste diverse conclusioni il Lo Verde propone una lettura diversa delle nove lettere. Essa è la seguente:

 

P.M.H.L.

S.D.P.C.N.

 

In Anno Domini – V. Ind.

Che interpreta nel seguente modo:

 

“Propria Manu Hoc Lignum

Sacerdos Dominus Paulinus Chiarelli Notavit”

 

E poi:

<<In Anno Domini V Ind. 1667>>

Don Paolino Chiarelli era uno dei 18 sacerdoti che vivevano nel 1667 a Casteltermini dove era venuto proveniente da Sutera.

Scrive il lo Verde che fu lui che “operò la scelta dei versetti e, certamente con l’aiuto di un fabbro, procedette personalmente alla loro incisione a fuoco nel legno”.

Il prof. Lo verde sostiene, quindi, che quella Croce venne costruita dai primi cristiani che abitarono nel territorio di Casteltermini per poterla adorare ed elevandola a simbolo della loro religione e della loro fede. Egli, a tal proposito, infatti, rileva che, “E’ possibile perciò che nelle campagne siano sorti piccoli nuclei cristiani in un microcosmo ormai impossibile a documentarsi ma che talora, per un miracolo, ha potuto lasciare traccia di sé. Uno di questi è sicuramente esistito nel territorio di  Casteltermini dove, a causa della distanza di importanti centri abitati e quindi del relativo isolamento, ha potuto vivere a lungo pressocchè indisturbato, resistendo alle intemperie della storia per un considerevole tempo. Questa comunità cristiana è nata nel I secolo fra poveri contadini e pastori che non abitavano case comode e durature ma grotte e pagliai o certamente ripari effimeri che non hanno lasciato alcuna traccia. Ha lasciato traccia, invece, la loro fede la quale li vedeva riuniti attorno al simbolo della nuova religione: Una Croce, una rustica Croce che avevano costruito adoperando le querce dei loro boschi e che conservavano in qualche luogo riparato  dove si riunivano a pregare”.

E conclude scrivendo: “ Anche la Croce che veneravano quei primi cristiani della terra di Casteltermini, per un miracolo straordinario ma non impossibile, è sopravvissuta a 19 secoli di storia ed ora si trova conservata in una chiesetta a 3 Km. dal paese. Essa è autentica perché, come detto sopra, è datata; e l’altro miracolo è la capacità dell’uomo di leggere quella data scritta con i caratteri grafici da lui inventati ma con quelli indelebili ed assoluti delle leggi naturali.

Essa ci assicura che in una remota campagna dell’interno della Sicilia occidentale, lontana dalla città e dalle grandi vie di comunicazione, fin dal I secolo è esistito un piccolo pugno di uomini che hanno creduto fra i primi in quello sconvolgente mistero che è il cristo, nella Resurrezione e nella Vita Eterna.

 

In ultima analisi ci sembra doveroso potere concludere con la considerazione che, se ineccepibile è il risultato fornito dagli studi del Prof. Lo Verde in ordine alla datazione quasi precisa della Croce, tale dato viene tutto sommato a dare il pregio della certezza ad una ipotesi sempre sostenuta: quella dell’antichissima origine della Croce in legno. E di questo e di tutto il meraviglioso lavoro offertoci con le nuove interpretazioni sul significato delle lettere incise sulla Croce e su ciò che potè essere l’uso della stessa, gliene siamo sinceramente e vivamente grati.

 

La festa di Santa Croce o Sagra del Tataratà

 

Una delle ipotesi più credibili sulle origini della festa di santa Croce, ormai nota come Sagra del Tataratà per l’aspetto più propriamente folkloristico di essa, e che da diversi secoli si celebra nella cittadina di Casteltermini, induce a credere che essa sia  anteriore alla fondazione del paese stesso e che le prime celebrazioni abbiano avuto luogo quando gli abitanti del Casale Vecchio dell’allora Baronia di Chiuddia si recarono in devoto pellegrinaggio all’eremo costruito per custodire una grande croce in legno ritrovata in quel luogo. Elemento fondamentale della festa è il Tataratà, storicizzazione sotto forma di moresca, di un primitivo rito propiziatorio do primavera  che, nato con la Croce, trova giusta collocazione in questa straordinaria Sagra che ogni IV domenica di Maggio ha il potere di coinvolgere tutti gli abitanti della cittadina e di attrarre un gran numero di visitatori, per i quali essa rappresenta un’esperienza non comune, specie per chi riesce a viverla e coglierne tutta la sua ricchezza storico-culturale, folkloristica, umana e sociale che la caratterizza.