Le Chiese

LA CHIESA MADRE

La Chiesa Madre fu la prima grande opera di uso pubblico costruita a Casteltermini.La costruzione della prima parte della Chiesa risale al 1629 lo stesso anno in cui fu fondato il paese. Essa doveva essere edificata a cura e spese interamente a carico del Barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, fondatore di Casteltermini, e ciò per un preciso obbligo assunto con i “ Capitoli della Terra”. Senonchè il Comune e gli abitanti del nascente comune furono costretti dalla prepotente volontà del barone, allora signore assoluto sugli abitanti considerati ancora come “vassalli” a costruire loro la Chiesa, mentre il Barone avrebbe provveduto a costruirsi la sua casa castello. All’ inizio fu soltanto costruita la navata centrale, ma su un basamento di una grandiosa costruzione. Fu nel 1883 che l’Architetto Pietro Burgio potè finalmente eseguire il collaudo dell’intera opera con cui si era realizzata la costruzione della Chiesa Madre, grande e bella come l’avevano sognato e desiderato i primi abitanti del paese.

I dati riguardanti l’imponente costruzione sono:

Lunghezza : dall’ingresso fino al fondo del coro mt. 57,00

Larghezza  : dalla navata sinistra a quella destra mt. 27,50

Altezza     :  della volta centrale     mt. 18,00

Altezza della facciata esterna dal livello della strada sino alla Croce mt 25,00

Altezza della Cupola mt.30,50.

All’interno la Chiesa madre è a Croce latina a tre navate e a dieci archi più due piccoli archi di collegamento con il prospetto.

Al centro si eleva alta e bella la cupola architettonicamente appartenete allo stile toscano.

Lo stile architettonico della facciata si divide in due ordini: la parte inferiore

dalla base sino al primo cornicione è di stile Corinzio, tutta le rimante parte superiore è di stile composito.

Alle due estremità laterali dei due piani vi sono quattro grandi statue di argilla cotta raffiguranti in alto San Pietro e San Paolo, in basso San Giuseppe e San Vincenzo

Le colonne- lesene della facciata, i capitelli i frontoni, i fregi,i cornicioni,le trabeazioni furono intagliati da maestri scalpellini provenienti dalla vicina Sciacca.

All’interno nella prima cappella della navata destra, si trova la statua di Santa Rosalia del Quarantino;

Nella seconda cappella vi è il gruppo statuario della Madonna del Rosario con san Domenico e Santa Caterina;

Nella Terza cappella si ammira un grande Crocifisso, bellissima scultura di un autore sconosciuto del 700,alla sua destra una statua dell’Addolorata e alla sinistra San Giovanni Evangelista in legno del Quarantino;

Nella quarta cappella un gruppo statuario della Sacra famiglia in legno del

Quarantino;

Nell’ultimo altare della navata destra, chiusa in una elegante cappella in legno la statua dell’Immacolata, scolpita in legno da un ignoto scultore napoletano del XVIII secolo, sotto in un urna di cristallo la statua dell’Assunta;

Nella parete al di sopra dell’altare una grande tela ( m.4,10×2,60) raffigurante l’Immacolata, dipinta dal pittore cappuccino Padre Fedele Tirrito da San Biagio Platani,la Madonna quasi in estasi si staglia in uno sfondo luminoso ricco di angeli che la sollevano verso il cielo;

Nella parete analoga della navata sinistra vi è altra tela dello stesso pittore raffigurante la SS.Trinità.

Sopra l’altare maggiore del Coro sul muro dell’abside campeggia una terza tela anche’essa dipinta da padre Fedele Tirrito, raffigurante l’Annunciazione;

Sui muri laterali del coro due grandi tele del Velasquez raffiguranti la” Donna adultera” e “ La profanazione del tempio”, dono , di un certoo signor Forcalle, che fu un ricco amministratore del Duca Diego Pignatelli Aragona Cortes, Duca di Terranova, allora barone di Casteltermini;

Sotto l’altare del Cuore di Gesù un gruppo statuario dello scultore Quarantino raffigurante l’ultima cena,esso è stato realizzato sul modello del Cenacolo che il grande Leonardo da Vinci dipinse a tempera sul muro secco del refettorio di Santa Maria delle Grazie di Milano;

Alla destra dell’altare dell’Immacolata vi è un monumento, sepoltura in marmo policromo artisticamente molto bello eseguito da un scultore sconosciuto dedicato ad un illustre prelato di Casteltermini: Don Antonio Castelli, Barone di Raaltavilla,Abate di Sant’Anna di Protopapa, fatto costruire nel 1702 dal don Paolo Castelli.

LA CHIESA DI SAN GIUSEPPE

Per favorire una migliore assistenza religiosa anche agli abitanti della zona suburbana del nascente paese nell’anno 1641 venne costruita una chiesetta che nel tempo venne migliorata ed ingrandita fino a diventare quella che oggi è la Chiesa di San Giuseppe.

L’unica Chiesa di Casteltermini rivolta ad occidente, anziché ad oriente, così come voluto dalla simbologia del periodo paleocristiano.

Costruita su di un poggio roccioso, vista dalla piazza Duomo mostra tutta la sua bellezza architettonica nello splendido stile Barocco siciliano.

Il suo prospetto semi – circolare è ricco di colonne, lesene di trabeazioni, di cornici, di balaustre.

Ai lati della facciata vi sono due nicchie una volta occupate da due statue scolpite in pietra raffiguranti San Giuseppe e il Cuore di Maria.

Nella parte superiore si notano tre celle campanarie.al centro dell’artistico campanile al di sopra della  campanaria un grande orologio.

All’interno della chiesa vi sono nelle due nicchie a destra due bellissime statue scolpite in legno: Il sacro Cuore di Maria e San Giuseppe, entrambe le opere dello scultore Rosario Bagnasco;

Nelle due nicchie di sinistra altre due statue: S. Michele Arcangelo scolpita in legno dallo scultore Calogero Cardella e un grande Crocifisso in carta pesta, con le braccia mobili per essere adoperato nelle funzioni del giovedì Santo

Nella sagrestia un Urna costruita da due ebanisti castelterminesi, tutta in legno dorato e cristallo con ai quattro angoli gli angeli scolpiti in legno.

 

LA CHIESA DI SANTA CROCE

È l’unica Chiesa del paese a non avere una precisa data di nascita. Sorge a 3 Km dal centro abitato e vi si custodisce una grande croce lignea, che alcuni esami al C14( Istituto Internazionale Ricerche Geotermiche di Pisa) ne fanno risalire l’età del legno e probabilmente anche la costruzione all’anno 12 d.C. conferendole il titolo di Croce Paleocristiana essendo la più antica al Croce al mondo di cui si conosca l’esistenza.

 

 LA CHIESETTA DI SAN VINCENZO

Nel  1629, data di fondazione del paese, gli abitanti del vecchio casale arroccato, nella parte alta del paese, costruirono in cima alla rocca più grande una chiesetta dedicata a San Vincenzo Ferreri protettore di Casteltermini e discendente dalla famiglia del principe. Venne costruita in alto proprio per essere vista da ogni luogo del paese e proprio perché da questa altezza  il Santo potesse vigilare meglio sui suoi protettori. All’interno del simulacro infatti vi si custodisce una piccola statua del santo patrono.                               Questo è il punto più alto e più antico di Casteltermini e costituisce oggi il centro storico della città.

 

 

CHIESA DI GESU’ E MARIA

Venne costruita nell’anno 1690 ad iniziativa di alcuni benefattori e degli abitanti che andavano popolando quella zona ancora suburbana.Ha una sola piccola navata ed il solo altare maggiore. Sul lato destro della navata, dentro le antiche nicchie chiuse da apposite vetrate, si conservano le seguenti statue:

Il SS. Salvatore o Gesù Risorto; una stupenda statua in legno, scolpita dallo scultore palermitano Vincenzo Genovese; il volto radioso e sublime, tutti i rilievi anatomici del corpo nudo, che traspaiono dalle carni ricolme di vitalità, la raffinata modellatura della barba e dei capelli di Gesù, denotano la maestria e la sensibilità dell’artista. Come la statua del Nazareno del Quarantino, anche questa del Santo Salvatore, esercita sulla folla dei fedeli, un grande fascino, e genera una intensa emotività.

Sant’Anna; bella scultura in legno, attribuita allo scultore Achille Guerrazzi di Livorno, della fine del secolo XVIII.

La Maddalena; scolpita in legno dallo scultore Quarantino, dalla grande espressività dolorante.

La Madonna del Soccorso (Maria Ausiliatrice); pregevole scultura in legno, attribuita allo scultore Minaia di Torino, portata a Casteltermini, su ordinazione, nell’anno 1885.

Nel vano sottostante all’altare maggiore, dietro una custodia di cristallo si conserva, ancora in buone condizioni, uno stupendo gruppo statuario in carta pesta raffigurante S. Giuseppe morente assistito da Gesù e dalla Madonna, da attribuire allo scultore Quarantino.

In fondo all’abside, in decorosa cornice di legno, vi è una grande tela raffigurante la Madonna che mostra un libro a Gesù Bambino, e San Giuseppe. Una Pittura stupenda che per i lineamenti, tonalità, luminosità, l’affinità delle immagini, il profilo e l’atteggiamento del volto della Madonna, le nubi, la colomba, il S. Giuseppe, sembrano richiamare lo stesso pennello che dipinse la tela della Sacra Famiglia della Chiesa di S. Giuseppe, quello del celebre Carreca, o in ogni caso, di un pittore della sua scuola, certamente del XVII secolo.

 

CHIESA MARIA SANTISSIMA  DEL MONTE CARMELO

La chiesa “Del Carmelo” edificata nel 1688 è stata interamente restaurata nel 1954 sia all’interno che all’esterno, rivestita in buona parte in marmo arricchita di statue e di arredi sacri, abbellita di un pregevole e armonico prospetto.
Essa viene ampliata due secoli dopo grazie a Don Antonio Faldetta. Nell’arcata destra, vicino l’ingresso centrale, è esposto un bellissimo Crocifisso in legno, opera dello scultore Quarantino. Nella parte sinistra vicino l’ingresso principale, vi è il fonte battesimale in marmo cipollino scolpito a Pietrasanta (Lucca) nel 1966.

Al centro del Coro e sopra l’altare maggiore è collocata una bella statua della Madonna del Carmelo scolpita in legno dallo scultore Giuseppe Ortisei 1956.
Successivamente nel 1960 nelle mura delle sue navate laterali, per dare luce a maggior decoro alla chiesa, vennero fatti ricavare due grandi vani luce e collocate due bellissime e preziose vetrate con delle figurazioni eseguite a mosaico di cristallo colorato.

CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE

La chiesa Madonna delle Grazie, è la più piccola ma certamente una delle più belle e originali Chiese, di Casteltermini, per la sua semplicità ma soprattutto per la ricchezza delle statue di Michele Caltagirone inteso Quarantino (artista castelterminese scultore di molte statue e immagini sacre, di questa Chiesa e di tutte le altre Chiese di Casteltermini, e anche nei paesi limitrofi).
La chiesetta fu costruita nell’anno 1680 dal Sacerdote Luigi Bellavia. Per i primi 120 anni, non sappiamo nulla sui sacerdoti che certamente si presero cura di questa Chiesa, conosciamo però il nome dell’ultimo curato, il Sac. Don Paolino Catalano, un ex Cappuccino castelterminese. Nell’anno 1883, la chiesa fu interamente restaurata a spese dei fedeli. Nel 1885 – 1886, fu decorata e adornata da diversi gruppi statuari in terra cotta colorata, dello scultore “Quarantino”, che fanno di questo piccolo tempio una bellissima galleria d’arte.
Sono ancora in ottime condizioni di conservazione e fortunatamente non ha osato nessuno staccarli dalle loro nicchie e trafugarli, com’è avvenuto d’alcune opere artistiche, in altre chiese di Casteltermini

LA CHIESA DI SAN FRANCESCO

 

La Chiesa venne eretta accanto al Convento dei frati Cappuccini. Del convento è rimasta la struttura muraria e parte delle cellette nelle quali i frati conducevano la loro vita monastica.                                           La Chiesa, invece, si conserva ancora integra ed è meta di visitatori anche grazie alle bellezze rurali che la circondano. All’interno si può ammirare, tra l’altro una grande Pala scolpita da Padre Fedele Tirrito da San Biagio Platani e un tabernacolo, anche questo in legno, dello stesso autore.

Cosa Vedere

Chiesa Madre- Piazza Duomo

La Chiesa Madre risale al 1629 lo stesso anno in cui fu fondato il paese. Lo stile architettonico della facciata si divide in due ordini: la parte inferiore dalla base sino al primo cornicione è di stile Corinzio, tutta le rimante parte superiore è di stile composito. Tra le opere che vi si possono ammirare segnaliamo le statue dello scultore castelterminese Michele Caltagirone detto “il Quarantino” e le tele del Velasquez.

Chiesa San Giuseppe – Corso Umberto

Venne costruita nell’anno 1641. Costruita su di un poggio roccioso, vista dalla piazza Duomo mostra tutta la sua bellezza architettonica nello splendido stile Barocco siciliano. Il suo prospetto semi – circolare è ricco di colonne, lesene di trabeazioni, di cornici, di balaustre. Il suo prospetto è, da anni, riprodotto in quasi tutte le scenografie delle trasmissioni televisive RAI del castelterminese Michele Guardì.

Antiquarium- via Nicolò Cacciatore

Aperto da poco un piccolo Antiquarium ubicato in un palazzetto di fine XIX secolo, di proprietà del Dott. Michele Guardì. Articolato in 3 piccole sale, ospita una selezione delle collezioni archeologiche provenienti dagli scavi effettuati  a monte Rovereto e contrada Sanfilippo, costituite da reperti archeologici molti di notevole pregio e rarità.

Eremo di Santa Croce – a 3 km da Casteltermini

È l’unica Chiesa del paese a non avere una precisa data di nascita. Sorge a 3 Km dal centro abitato e vi si custodisce una grande croce lignea, che alcuni esami al C14( Istituto Internazionale Ricerche Geotermiche di Pisa) ne fanno risalire l’età del legno e probabilmente anche la costruzione all’anno 12 d.C. conferendole il titolo di Croce Paleocristiana essendo la più antica al Croce al mondo di cui si conosca l’esistenza.

Casale Arabo Chiudia

Nel  1629, data di fondazione del paese, gli abitanti del vecchio casale arroccato, nella parte alta del paese, costruirono in cima alla rocca più grande una chiesetta dedicata a San Vincenzo Ferreri protettore di Casteltermini e discendente dalla famiglia del principe. Venne costruita in alto proprio per essere vista da ogni luogo del paese e proprio perché da questa altezza  il Santo potesse vigilare meglio sui suoi protettori. All’interno del simulacro infatti vi si custodisce una piccola statua del santo patrono. Questo è il punto più alto e più antico di Casteltermini e costituisce oggi il centro storico della città.

Museo Etnografico

                                                                                                                                                                                   Il museo etno-antropologico dei materiali della civiltà contadina e dei mestieri, ha origine nel maggio 2011, come attività di volontariato dell’A.A.C. e della Pro Loco,  per la tutela e la conservazione della cultura popolare del passato. Le testimonianze del lavoro della terra e dei mestieri della vita quotidiana, sono state raccolte con l’intento di non disperdere questi beni materiali, dall’incuria, dall’abbandono e dall’egoismo dell’uomo. Gli antichi mestieri, fanno ormai parte della nostra storia. Molti di essi sono del tutto scomparsi e rivedere gli oggetti, le foto, i documenti, rende il percorso reale ed emozionante a ricordo del passato.

 

Miniera Cozzo Disi

Casteltermini è stata per circa due secoli uva delle città con più alta produzione di zolfo in Italia, grazie alle numerose miniere sparse per il suo territorio, tra cui la più importante è quella di Cozzo Disi. Essa ha rappresentato il motore dell’economia cittadina. L’attività estrattiva iniziò i primi dell’800 quando il Conte della Bastiglia, proprietario di quel feudo, fece eseguire i lavori di scavo di una galleria, dopo aver notato uno strato di zolfo alla base della montagna Monterlongo. Cessò poi l’attività nel 1988 a causa di spiegate e note ragioni di mercato. Adesso si stanno ripristinando le zone della miniera che diverranno fruibili a livello turistico diventando l’unica miniera museo di zolfo visitabile in sottosuolo addirittura fino al 12° livello.

 

Personaggi Illustri

Antonino Petyx

Nacque a Casteltermini il 5 giugno 1874.

A venticinque anni si iscrisse nell’Ordine Secolare Francescano, presso la chiesa dei Frati Minori, detta La Gancia, a Palermo.
Alla scuola di S. Francesco raffinò il suo spirito, distaccandosi sempre più dalle consistenti ricchezze terrene ereditate, per farne strumento di bene in mezzo ai poveri.

È un blasonato che non pensa ad altro che ai poveri. Molte iniziative caritatevoli dell’epoca portano la sua firma: il segretariato dei poveri, il guardaroba per gli indigenti, le visite agli ospedali e alle carceri, la biblioteca educativa itinerante, il patronato per giovani operai, le scuole serali, l’ oratorio festivo, il circolo operaio.

Cofondatore delle Conferenze di S. Vincenzo de’ Paoli a Palermo fu promotore di istituzioni sociali, senza trascurare la formazione culturale di giovani ed adulti.

Morì a Palermo il 18 ottobre 1935 e il suo corpo riposa nella chiesa dei Frati Minori, S. Maria degli Angeli “La Gancia”, nella cappella dedicata alla Vergine Immacolata.

Venerato come servo di Dio dalla Chiesa, la causa della sua beatificazione, iniziata nel 1965, è ancora in corso e  suscita in tutti coloro che lo hanno apprezzato per le sue opere caritative, il desiderio di vederlo salire alla gloria degli altari

Chi lo ha conosciuto non ha dubbi: era un santo.

 

Giovanni Agostino De Cosmi

 

Nacque a Casteltermini il 5 luglio 1726.

E’ stato un pedagogista e filosofo italiano.

Fu un’imponente figura della cultura siciliana nel XVIII secolo. Si formò nel Seminario di Agrigento dove studiò lettere, filosofia e teologia.

L’ambiente in cui avvenne la prima fase della formazione fu tradizionalista, ma grazie alla propria curiosità naturale, il giovane De Cosmi, recepì e fece proprie alcune idee illuministiche che cominciavano a diffondersi in Sicilia.

Nel 1752 venne nominato curato-economo della chiesa di Casteltermini e tre anni dopo il vescovo gli conferì la cattedra di retorica nel seminario di Girgenti.

Nel 1765 venne eletto predicatore della cattedrale di Catania e divenne in seguito Rettore  dell’Università degli Studi di Catania; nel 1788 ricevette da Ferdinando di Borbone l’incarico di scrivere il piano regolatore delle Scuole Normali dell’Isola di cui ne divenne direttore generale.

Fu così che il De Cosmi si dedicò all’incremento delle Scuole Normali in tutta la Sicilia.

Ed è proprio a lui che si deve la fondazione delle Scuole Elementari in Sicilia molte delle quali sono a lui intitolate.

La sua idea di scuola era quella di un’aula pulita e ordinata, dove si imparava a leggere, scrivere e far di conto e stimolare la curiosità dell’allievo attraverso una varietà di attività come il teatro, la musica, il disegno e le attività fisiche.

De Cosmi proponeva ai maestri italiani un metodo nuovo nella convinzione che l’apprendimento della lingua italiana fosse l’unico strumento per superare l’ignoranza che sottometteva le masse popolari. De Cosmi promuoveva una scuola nazionale e pubblica che nasceva dall’esigenza di realizzare un’istruzione allargata a tutte le classi sociali e non più ristretta soltanto ad una fascia elitaria della popolazione.

Secondo lo storico Francesco Renda il De Cosmi fu un “grande pedagogista, il primo e il più geniale del regno meridionale e uno dei primi e più geniali del Settecento italiano”.

Morto a  Palermo nel febbraio  1810,  la sua salma venne seppellita nella chiesa di S. Maria di Gesù.

 

Ignazio Sanfilippo

 

Ignazio Sanfilippo nacque a Casteltemini il 27 agosto 1857.

Di nobile e facoltosa famiglia fu uno studioso di geologia e profondo conoscitore dell’arte mineraria.

Venne chiamato, nel 1876, a dirigere le miniere di zolfo di Scironello e Cozzo Disi e, successivamente, quella di San Giovannello .

Agli inizi del 1900  ricevette dal Governo Giolitti l’incarico di effettuare delle esplorazioni scientifiche in Tripolitania e Cirenaica per accertare l’esistenza di zolfo e fosfati nel sottosuolo della futura colonia italiana.

Era uno dei massimi esperti di miniere di zolfo della Sicilia.

Proprietario di solfare, era diventato un tecnico preparatissimo e innovatore: per le sue riconosciute capacità  manageriali e tecniche era stato chiamato da Ignazio Florio  a dirigere la Società  Generale degli Zolfi

Il re lo decorò  personalmente con la croce di Cavaliere dell’ Ordine Coloniale della Stella d’ Italia:

Ignazio Sanfilippo morì a ottantasei anni il 26 marzo del 1943.

La sua storia è stata recentemente raccontata in u libro intitolato  “Ignazio Sanfilippo – Un Gattopardo nel deserto” – scritto dal pronipote, Vincenzo Ferrara.

 

Franco Catalano

Franco Catalano nacque a Casteltermini l’ 8 aprile 1940. Negli anni settanta ricoprì alcuni incarichi sindacali  e fu componente del Consiglio dell’Azienda Provinciale per l’incremento turistico di Agrigento.

Portato per la recitazione e la rappresentazione comica, dal 1980 si dedica all’attività cabarettistica e teatrale e, con passione, interpreta l’anima popolare, mostrandone umori, contraddizioni e difetti.

Così, da vero giullare, recita sui vari palcoscenici di paesi e  città, rappresentando vari personaggi e generi diversi, sapendo esaltare il farsesco, il  grottesco e l’esilarante modo dell’essere siciliani.

La sua fu una maschera facciale di immediata comunicazione per la simpatia e per le innumerevoli espressioni che riusciva ad assumere.

Ha recitato con attori di alto livello artistico come Nino Castelnuovo e Michele Placido e ha lavorato in film diretti da registi come Camilleri, Scimeca, Tornatore.

Una segnalazione particolare meritano  “Placido Rizzotto”,  film per il piccolo schermo e “Amico mio”, fortunata fiction di Rai 2 .

Un film storico, che lo ha portato a essere un “attore da pellicola Oscar” è “Nuovo Cinema Paradiso”.

Prematuramente scomparso il 16 settembre 2000, l’indimenticabile maschera di Giufà ha dedicato tutta la vita al teatro, ma anche alla televisione e al cinema.

Lo si può annoverare tra i migliori attori comici che possa vantare la terra di Sicilia.

 

Francesco Lo Bue

 

Francesco Lo Bue è nato a Casteltermini. Per circa vent’anni ha esercitato le funzioni di Segretario Generale nel nostro Comune dove, nel 1975, ha concluso una lunga e brillante carriera amministrativa, iniziata venti anni prima in altri comuni della Sicilia. Per merito dell’attività svolta di Segretario Comunale Generale, nei vari Comuni, il Lo Bue, su proposta del Ministro dell’Interno, venne nominato, dal Presidente della Repubblica, Cavaliere al merito.

Fu reduce dalla Campagna di Russia, alla quale prese parte con l’Armata Italiana con il grado di Sottotenente-Comandante del  Reggimento. “Vicenza”, e raccontò in un libro da lui pubblicato “La luna sul Don”, il doloroso e drammatico ricordo di quella esperienza.

Appassionato studioso e infaticabile cultore di memorie patrie, ha dedicato lunghi anni e studi a ricerche storiche, politiche, civili e tradizionali che gli hanno consentito la pubblicazione di “Casteltermini nel ‘900- dalla fine della grande guerra alla caduta del Fascismo”.

Altre pregevoli  pubblicazioni riguardano gli innumerevoli opuscoli aggiornati in varie edizioni de “La festa di Santa Croce e la sua Sagra”.

Ancora da menzionare sono ” Leonardo Vitellaro e la sua poesia “, una raccolta di poesie in onore del poeta locale dialettale e una raccolta di poesie dal titolo “Ricordi della mia terra “.

Una pietra miliare  rimane “Uomini e fatti di Casteltermini nella storia

moderna e contemporanea “, un ‘opera in due volumi, riccamente illustrata che è stata premiata come migliore opera di storia patria in un  Concorso Regionale.

Morto a Casteltermini il ————– rimangono le sue pubblicazioni, intrise di amore per la storia, per i personaggi e gli avvenimenti della nostra Casteltermini.

Michele Caltagirone

Inteso Quarantino, scultore (1854-1928)

Michele Caltagirone detto Quarantino nacque a Casteltermini il 2 Febbraio 1854. Fin da bambino coltivò la passione per l’arte della scultura, ma solo durante il servizio di leva potè ammirare da vicino, visitando chiese e musei in diverse città italiane la bellezza e la perfezione di tante opere. Quando tornò al suo paese, il Quarantino era così abile che pareva avesse studiato l’anatomia umana, la composizione dei colori e i materiali su cui lavorare.

Per un periodo visse a Palermo, dove conobbe scultori come  Benedetto Civiletti e Vincenzo Genovese che contribuirono alla sua crescita artistica. Tornato  definitivamente a Casteltermini, modellò e colorò le prime statuine, le prime pecorelle e i primi pastori per un Presepe in miniatura.

Molte statue oggi  sono conservate nella Chiesa Madre: La Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina, Santa Rosalia, Santa Lucia, La Sacra Famiglia, Sant’Antonio di Padova, Sant’Antonio Abate, La Madonna della Catena e la bellissima statua del Nazareno, l’unica eseguita in cartapesta.

Chiusa, invece, in una grande teca di cristallo vi è riprodotto in dimensioni ridotte “Il Cenacolo” di Leonardo da Vinci, realizzato in terra cotta colorata.

Una considerevole parte della sua produzione ha trovato sistemazione presso l’Antiquariun e la Biblioteca Comunale

Altre sue opere sono conservate in altre chiese della Sicilia.

Morì il 1° Gennaio 1928.

Niccolò Cacciatore

nato Casteltermini il 26 gennaio 1770 è stato un valente astronomo italiano. Le sue ricerche, le sue scoperte e le numerose pubblicazioni hanno portato un valido contributo al progresso scientifico dell’astronomia moderna.

Destinato dai genitori alla carriera ecclesiastica, Niccolò Cacciatore studiò matematica e fisica a Palermo. Qui conobbe Giuseppe Piazzi, Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Palermo che lo incoraggiò a frequentare la Specola, dove cominciò a lavorare come assistente nel 1800.

In seguito divenne direttore dell’Osservatorio .

Come astronomo,il Cacciatore è ricordato per aver contribuito alla compilazione dei due cataloghi stellari.

Fu membro della Reale  Società di Londra, Professore di Astronomia all’Università  di Palermo, rappresentò la città al Parlamento di Napoli e fu nominato cavaliere del reale Ordine di Francesco I.

Ha pubblicato tra l’altro: “Riflessioni sul prossimo ritorno della cometa di Halley” – “Storia dell’astronomia Siciliana dal 1800 al 1836” – “Sull’origine del Sistema Solare ”.

All’Università degli studi di Palermo si può ancora oggi ammirare un prezioso mezzobusto in marmo raffigurante l’illustre astronomo castelterminese.

Morì a Mezzomorreale nel 1841 ed è sepolto a Palermo nel cimitero di Santa Maria del Gesù.

Gaetano Di Giovanni

gaetano di giovanni

Nato a Casteltermini   nel 1831.

Storico, folclorista e cultore di storia patria fu apprezzato da tanti storici siciliani tra cui Giuseppe Pitrè e Americo Amari. Fu il primo a studiare e a far conoscere le fiabe, i canti, gli usi le credenze del popolo agrigentino, e in particolare di quello castelterminese.

Fu un grande collaboratore della “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane” pubblicata dal Pitrè, insieme al quale è considerato uno dei più illustri folcloristi della Sicilia.

Fu autore di numerosi scritti tra cui “Notizie storiche su Casteltermini e suo territorio” e  “La vita e le opere di Giovanni Agostino De Cosmi”.

 

Per ricordare il nome di un così illustre cittadino, nel 1958,  l’Amministrazione Comunale, presieduta dal Sindaco Giuseppe Schifanella, fece appore una lapide in marmo sulla facciata della sua casa natale. Inoltre a lui venne intitolata una via ad essa adiacente.

Anche un plesso del nostro istituto comprensivo porta il suo nome.

 

Morì a Noto nel 1912 e la sua salma fu trasferita a Casteltermini dove il 28 luglio ebbero luogo i solenni funerali.

Inizialmente fu sepolto al cimitero comunale, in seguito nel 1935 la sua salma venne tumulata all’interno della Chiesa Madre dove fu eretto un busto marmoreo a sua memoria.

Enzo di Pisa

Nacque a Casteltermini nel 1945. Laureatosi in Medicina, conseguì la specializzazione in odontoiatria e fu assistente universitario presso l’ateneo palermitano. La vita artistica di Enzo Di Pisa è legata a quella di Michele Guardì, suo cugino. Infatti dotato di spiccate doti artistiche, realizzò con lui una serie di spettacoli teatrali, radiofonici e televisivi di successo. Dopo aver mosso  i primi passi nel mondo del teatro a Casteltermini, ideando un nuovo tipo di spettacolo satirico musicale dal titolo “Cantarido”, si trasferì ad Agrigento dove diede vita nel 1966 al cabaret satirico il Punicipio. Nel 1969 inizia a collaborare con la sede Rai della Sicilia come autore di trasmissioni radiofoniche e nel 1977 venne assunto in RAI dove partecipa alla stesura del varietà televisivo “Secondo voi” abbinato alla lotteria di Capodanno e presentato da Pippo Baudo. Non mancarono collaborazioni con Pino Caruso, Oreste Lionello, e Antonello Falqui che ottennero grossi successi.
La sua carriera fu stroncata la notte tra il 22 ed il 23 dicembre del 1978 nella sciagura aerea di Punta Raisi in cui perse la vita assieme alla moglie e alla figlia. Di lui rimane la memoria dello scrittore di opere teatrali cariche di umorismo e satira tali da essere rappresentati nei migliori teatri di Agrigento, Palermo e Roma e di un valente autore di testi televisivi.
A Casteltermini nel 1996 è stato istituito il <Premio Enzo Di Pisa>, rassegna teatrale alla quale concorrevano valide compagnie teatrali della Sicilia. Purtroppo da alcuni anni non viene più riproposta e sarebbe il caso di ripristinarla.
Per non dimenticare un personaggio che ha onorato Casteltermini rimane il Cineteatro, a lui intitolato nell’anno 2000.

 

 

 

Tradizioni Popolari

 

La Festa di San Giuseppe

La  tradizione della festa di San Giuseppe a Casteltermini ha origini molto antiche. Essa consiste nel voto fatto da parte di alcune famiglie, che per grazia ricevuta dal Santo, imbandiscono il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo, nella loro casa un altare pieno di cibo caratteristico come frutta, pane avente la forma della Trinità o del bastone di San Giuseppe,  dolci tipici come “la pignolata” e le “Spinci”, fritture di verdure e tante altre delizie. Al centro dell’altare viene posta la statua o un quadro del Santo. La  famiglia che ha fatto il voto poi,  offre tutto questo cibo ai “vicchiariddi” cioè a delle famiglie e persone bisognose , invitandole a mangiare a casa loro. Caratteristico della festa di San Giuseppe è il rosario cantato in dialetto siciliano che si canta durante la novena che precede il giorno della festa.

La  Settimana Santa e festa di Pasqua

La  settimana Santa inizia con la Domenica delle Palme. Il Giovedì Santo i fedeli in tutte le chiese preparano i “Sepolcri”, ponendo fiori e piatti colmi di germogli di grano color giallo pallido che simbolicamente presentano al Signore in atto di omaggio, affinché i contadini ricevano la benedizione e ricavino un buon raccolto. Nel primo pomeriggio del Venerdì, viene condotto per le strade del paese Gesù Nazareno. Lungo il percorso che porta nella piazza principale, viene rievocata la Via Crucis. Successivamente le statue della M a d o n n a Addolorata,              Maria Maddalena, la Veronica e San Giovanni Apostolo, in processione con le confraternite, si dirigono verso la chiesa del Calvario dove viene rievocata la crocifissione di Gesù Cristo, con sentita e commossa partecipazione di tutti i presenti. Nella tarda serata Gesù viene deposto dalla Croce e adagiato nell’Urna, e con gli altri simulacri viene portato in processione.

La Domenica di Pasqua si può assistere a “Lu‘ncuntru” fra Cristo Risorto e la Madonna. Questo avviene sotto gli Archi adornati da ramoscelli di alloro, rosmarino e ulivo, da cui pendo n o l e “ c u d d u r e ” , forme di pane rivestite di zucchero fuso e “diavulicchi”, circondate da tante arance che creano un grande effetto cromatico.

Gli Archi di Pasqua

Gli Archi di Pasqua, sei o sette, distribuiti in prossimità di altrettante chiese, sono realizzati in strutture di legno che prevedono soltanto un rivestimento vegetale con rami di alloro, rosmarino e ulivo. Nella parte superiore si appendono ciambelle di pane, chiamate “cuddure”, che si distribuiscono ai fedeli dopo il giro degli “Incontri”, e relativi inchini del Cristo e della Madonna sotto ciascun arco. Gli Archi, che ricordano riti propiziatori pagani delle feste di primavera, esprimono in forme trionfali la vittoria della vita sulla morte. Subito dopo l’ultimo “Incontro” si odono in lontananza i suoni dei tamburi che scandiscono i ritmi della Festa della Santa Croce. Iniziano così i preparativi per la Sagra del Tataratà, aspetto folcloristico che coesiste da sempre con quello religioso della festa dedicata al simbolo cristiano più importante: La Croce.

San Vincenzo

San Vincenzo è il patrono di Casteltermini e ha uno stretto legame familiare con il fondatore del nostro paese: il barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, che lo scelse come protettore di Casteltermini.  Si festeggia  liturgicamente  il 5 aprile, data di fondazione del paese, giorno in cui viene concelebrata una Santa Messa da tutti i sacerdoti locali insieme  alle autorità civili e militari. I festeggiamenti esterni, invece, si svolgono nel mese di agosto, intorno alla prima domenica. Nell’occasione vengono organizzate delle manifestazioni collaterali in onore del santo.

San Calogero

I festeggiamenti in onore di San Calogero Eremita si svolgono a Casteltermini (AG) la quarta domenica di agosto di ogni anno, già un mese prima il tradizionale rullio di tamburi annuncia la preparazione alla festa e l’inizio del mese in onore del santo, durante il quale si svolgono in Chiesa Madre ogni giorno celebrazioni liturgiche e viene recitato il tradizionale Rosario di San Calogero. Il forte sentimento religioso ed il fervore della tradizione popolare portano i fedeli a recarsi in pellegrinaggio, recitando il Rosario di San Calogero, a piedi scalzi all’altare dedicato a San Calogero che si trova nella Chiesa Madre, per ringraziare il Santo per la grazia ricevuta. Il Parroco, inoltre, durante il mese impartisce la benedizione a particolari forme di pane, recate in Chiesa dai fedeli, che raffigurano le parti del corpo beneficiati dal Santo o delle quali si chiede il miracolo; altre forme tipiche di pane che vengono benedette raffigurano un bambino: il cosiddetto “picciliddru”. Molte sono le manifestazioni collaterali socio-ricreative che il comitato organizza tra tutte la   “sagra della pasta di san Calogero”.  La prima edizione della sagra della Pasta venne effettuata nel 1995 ed è stata voluta dal comitato per valorizzare la tradizione che vuole che, durante il pellegrinaggio della domenica, al passaggio del simulacro del Santo, i fedeli preparano questo tipo di pasta (spaghetti col sugo di melanzane) che, dopo essere stata benedetta, la distribuiscono alle persone che in devoto pellegrinaggio accompagnano la statua del Santo per le vie del paese fino al sagrato della Chiesa Madre, dove, con la benedizione, la distribuzione dell’uva che è stata raccolta durante il pellegrinaggio si concludono i solenni festeggiamenti in onore di San Calogero Eremita a Casteltermini.

 

L’ Immacolata

La  devozione dei Castelterminesi per L’immacolata Concezione è forte al punto che i festeggiamenti in Suo onore iniziano ben 12 giorni prima.  Infatti la Dodicina che precede l’8 dicembre si svolge in Chiesa Madre con la recita dello Stellario alla Madonna e con canti ad essa dedicati. Poi a partire dal 1° dicembre inizia il giro della piccola statua dell’Immacolata per tutti i quartieri del paese dove ad attenderla ci sono dei falò chiamati comunemente “Pagliara” anticamente utilizzati per illuminare la strada al passaggio della Madonna e oggi invece si continuano a fare per tradizione. Già dalla fine di novembre molti ragazzi presi dall’entusiasmo iniziano a raccogliere rami e legna di qualsiasi tipo per riuscire a fare al meglio i falò, superandosi in grandezza e anche bellezza. Alcuni aggiungono  il cosiddetto ”Pupu di Cirasedda ” posto sopra il falò. Anticamente questi falò si ricoprivano di paglia (pagliara appunto) per facilitarne l’accensione, oggi invece vengono utilizzati rami di ulivo cosparsi di combustibili per facilitarne l’accensione scatenando un forte boato e l’applauso dei presenti e dei numerosi devoti che come un fiume portano  la statuetta della Madonnina per le vie della città ogni sera dopo la novena. Giorno 8 poi, il comitato, la sera stessa del rientro della statua dell’Immacolata in chiesa, offre una degustazione a base di Sfinge alla comunità, come da tradizione, e alla fine accenderà l’ultimo falò in piazza duomo, per chiudere i festeggiamenti.

 

 

 

 

PIATTI TIPICI

 

“ U Zitu cu u sucu” (bucatini con sugo di carne di maiale)

“ Pignulata”

“Spinci”

“Cuddura”

“Pasta di San Calò” (spaghetti al sugo di melanzane e basilico spolverati con formaggio primo sale)

 “Pasta del Tataratà” ( ditalini con fave, piselli e carciofi fritti grattugiati con ricotta salata)

“Cuddureddi”

“Cubaita”  Dolce tipico del Tataratà (torrone con mandorle e pistacchi)

Fritelle di finocchietti selvatici

Cardi panati

Frittata di asparagi

Frittata di fave